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  • Immagine del redattoreGiuseppe Iadonato

Luca Mazzella: basket, social e viaggi!

Overtime – Storie a spicchi nasce nel Giugno 2014 con l’idea iniziale di essere una sorta di “spazio personale” a tema basket con aneddoti, analisi e news relative al mondo NBA. Oggi a distanza di 9 anni i numeri parlano chiaro: Oltre 300.000 appassionati in Facebook, oltre 140.00 followers in Instagram, più di 25.000 followers su Twitter e un canale Spotify che sta riscontrando non poco successo!

Ma come si arriva a questi numeri?


Beh, l'abbiamo chiesto direttamente all'autore di tutto ciò, Luca Mazzella! 1. Ciao Luca, possiamo dirlo? Ormai "Overtime - Storie a spicchi" è una realtà e un punto di riferimento per TUTTI gli APPASIONATI di basket....

-Possiamo dirlo, anche se stento sempre a crederci. Non guardo mai “dall’esterno” questo gioco che per me è diventato qualcosa di più e ormai occupa un pezzo importante delle mie giornate, ma percepisco come per migliaia di persone sia un’abitudine cercare un mio post, una story, un episodio del podcast per sapere cosa ho scritto di una determinata partita o di un giocatore. Il rapporto che ho da sempre provato a instaurare con la community è un po’ diverso da quello di canale-fruitori.

Credo molto nel confronto, dedico sempre qualche ora a rispondere a commenti, messaggi privati, faccio capire che sono presente e attento a chi c’è già, senza ambire a espandere sempre di più il bacino e il numero di seguaci. In questo si, credo che Overtime sia diventata un riferimento soprattutto per questa interazione diretta e sempre costruttiva.

Io per primo vorrei che la pagina x, interpellata da me per qualsiasi curiosità, mi rispondesse subito facendomi sentire preso in considerazione e importante. Questa è la mission, anche perché ormai di basket siamo davvero tanti a parlare…


2. Raccontaci un pò di te. Chi sei, dove vivi e soprattutto com'è nata la passione per il basket?

-Sono un ragazzo nato a Napoli da papà giocatore di basket e innamorato pazzo di questo sport. Per anni l’ho praticato a buoni livelli fino a 25/26 anni, poi per completare gli studi e iniziare il percorso post-laurea ho deciso di smettere per avere più tempo possibile per realizzarmi come professionista. Volevo però in qualche modo lasciare quel cordone che mi lega a questo sport da quando ho iniziato da piccolo, e rifiutavo l’idea di dire basta voltandomi dall’altra parte. Ho creato letteralmente per gioco e per svago quindi, uno spazio virtuale dove prima postavo degli articoli che scrivevo per altre realtà editoriali, poi quando ho capito che i social si prestavano a un linguaggio diverso, a terminologie diverse, e a un’utenza molto più variegata rispetto ai lettori dei siti web coi quali collaboravo, ho deciso di usare direttamente le piattaforme come Facebook e Instagram per scrivere dei contenuti. Prima delle storie, scavando tra aneddoti sui giocatori più famosi, poi analisi, e man mano l’esigenza di sfamare un numero sempre più grande di appassionati mi ha portato a sperimentare nuovi modi per arrivare a tutti, ultimo il podcast che sta avendo ottimi risultati. Di base resto un ragazzino che ama il basket e lo sport in generale allo stesso modo in cui lo amava da piccolo guardandolo in tv con il papà, ma nel frattempo sono diventato avvocato, ho il mio studio, ho creato spazio per un lavoro alternativo che mi consente di viaggiare e toccare con mano la passione di tantissime persone che mi seguono coi social.




3. Chi era il tuo idolo da bambino e chi lo è ora?

-Confesso che avendo fatto le giovanili con il Napoli basket ho avuto un idolo, almeno da ragazzino, meno convenzionale e affascinante dei classici Michael Jordan, Kobe Bryant ecc. Amavo alla follia Shawn Stonerook, ex Cantù, Siena e Milano. Un giocatore in grado di impattare senza segnare 20 o 30 punti e attento a quei particolari che io per primo cercavo di curare nel mio approccio: la difesa, i rimbalzi, il coinvolgere i compagni. Maturando poi la passione per il basket NBA non potevo che legarmi all’ascesa di LeBron James su tutti. Non ne farei una questione di idolo, forse sul basket americano anzi Tim Duncan era il mio “Stonerook”, ma col tempo ho avuto una serie di innamoramenti durati magari lo spazio di una stagione o due: sono passato per McGrady, ho recuperato partite della precedente epoca per studiare Michael Jordan, il primissimo Kobe Bryant, Shaquille O’Neal, ho visto dal vivo le Finals nelle quali i Detroit Pistons si sono laureati campioni NBA con Sheed e Ben sotto canestro, ho seguito il modo in cui Steph Curry ha abbracciato e incarnato al meglio l’epoca attuale del Gioco. Troppi idoli per sceglierne uno solo, è la fortuna di poter vivere nell’epoca più talentuosa di sempre.


4. Come e quando è "esploso” il tuo blog ? Numericamente parlando...

-Dopo i primi 5-6 mesi, nei quali amici e parenti, un po’ per curiosità e un po’ per supportarmi avevano iniziato a seguire la pagina (che si chiamava Luca Mazzella – Articoli e stats…lasciamo perdere) ho capito che non esisteva sui social quel modo di raccontare aneddoti che adesso è fin troppo inflazionato e riguarda un po’ tutti gli sport, calcio in primis ma anche tennis, motori, pallavolo. C’erano realtà dedicate al basket, ognuna con un taglio diverso, ma dove si dava ancora poca importanza al social inteso come “contenitore” di storie e racconti più approfonditi. Per definizione un long-form viene pensato per un sito internet, io invece iniziai da piccoli flash su Facebook, per poi scrivere proprio delle mini-biografie cercando di dare un taglio personale ai vari racconti. Da qui, le “storie a spicchi” e per fortuna il cambio di nome. Per assurdo i primi 3-4 anni sono stati quelli di ascesa più impressionante, per poi normalizzarsi perché tra sempre più social e se vuoi anche sempre più realtà simili sono cambiati i feedback numerici dei media sui quali inizialmente pubblicavo


5. Possiamo considerarlo un vero e proprio lavoro?

-Con il passare del tempo, si. Oggi Overtime è certamente la mia occupazione principale, grazie anche al fatto che sono riuscito ad organizzare il vero “lavoro” in modo tale da lasciarmi una fetta di giornata esclusivamente dedicata alle mie passioni. È diventato lavoro nella misura in cui con Overtime ho iniziato a viaggiare con una realtà come SiVola, che mi ha dato la possibilità di portare in giro per gli Stati Uniti gruppi di appassionati a vedere partite NBA, spesso le prime della loro vita. In questa misura posso dire che Overtime è diventato un lavoro, anche perché del basket NBA ho iniziato anche con altre destinazioni e oggi ho la fortuna di poter coprire più mete nell’arco di un anno. È un privilegio che devo ricondurre esclusivamente a quella “Luca Mazzella – Articoli e stats”, senza cui non sarei mai stato contattato per fare quello che mi piace di più, viaggiare, conoscendo ragazzi la cui autentica passione ti fa venire voglia di non smettere mai.


6. Quanto tempo ti occupa mediamente in una giornata? Hai dei collaboratori che ti aiutano?

-Facciamo così, se mi autorizzi a contare anche le ore notturne che indirettamente dedico a Overtime ti dico che siamo sulle 6-8 ore giornaliere. Tendo a guardare una partita in diretta, solitamente la più attraente tra quelle che iniziano “presto” (1-2 di notte) per poi recuperare quella più interessante la mattina successiva, in versione già ritagliata dai time-out e dagli spazi pubblicitari. Da lì decido di cosa scrivere e come farlo, per lasciare poi considerazioni e analisi più approfondite al podcast dove posso spaziare di più e senza il limite di battute che ad esempio ti dà Instagram. Negli anni tanti ragazzi hanno iniziato ad avvicinarsi al mondo Overtime e posso dire che tanti di quelli partiti dal sito oggi lavorano nel mondo del basket, restando però sempre molto vicini a me e legati alle loro origini. Il podcast è partito come progetto che potesse dare voce a tutti ma poi, vuoi per disponibilità in primis vuoi proprio per feeling, con Giorgio Barbareschi oggi siamo una coppia collaudata e fortemente riconoscibile. Quanto ai social network, sono l’unico ad avere la password dei profili Overtime dal 2016…e credo di aver postato il 99.9% di tutto quello che è stato pubblicato su tutte le piattaforme social. Non mi slego dall’idea di voler condurre personalmente il tutto per non abbandonare quel tipo di rapporto e confronto diretto con chi segue tutti i profili, anche se in determinati periodi dell’anno diventa complicatissimo…


7. Cosa diresti, se avanti a te ci fosse un giovane che ha voglia di scrivere e condividere on-line una sua passione?

-Crea un tuo spazio personale, sui social, magari usando quelli più vicini alla generazione attuale (TikTok su tutti) e mettiti in gioco. Crea un tuo stile e un approccio che ti renda riconoscibile tra mille realtà che o fanno cose simili o tenderanno proprio a copiare il tuo modo di scrivere e comunicare. Più sarai originale meno sarà semplice maturare la tua stessa sensibilità ad un argomento, che sia basket calcio sport o anche qualsiasi altra passione. Anche scrivere di viaggi è bellissimo, ad esempio. E quando non si ha la voglia di mettersi in gioco da soli, esistono tanti altri modi di mettersi in mostra. I profili più interessanti coinvolti nel tempo nel progetto Overtime si sono fatti notare lasciando letteralmente dei commenti ai miei post. Lì capisci passione, competenza, e da cosa nasce cosa.


8. Hai pubblicato anche diversi testi…com'è nata l'idea?

-Il primo libro (NBA – Una lega di eroi) è nato dalla proposta di una casa editrice di raccogliere in un unico testo tanti dei racconti che avevo scritto sui social. Mi è sembrata da subito un’opportunità interessante e dopo averne rivisti parecchi siamo usciti un po’ in tutta Italia. Il secondo (The Chosen One) si è materializzato nella mia mente subito dopo aver visto LeBron James completare la rimonta delle Finals 2016 e il suo discorso post-partita. Lì ho capito di aver personalmente assistito a un pezzo di storia che forse nessun atleta riprodurrà mai e pur sapendo che James avrebbe giocato tanti anni ancora ho pensato fosse il punto più alto quello da cui partire per raccontarlo. Il terzo (The Dream League) voleva in qualche modo essere una testimonianza scritta del gruppo di amici che partendo proprio da Facebook si è poi incontrato nella vita reale, coi quali ci si sente ancora, e che negli anni hanno contribuito a tanti pezzi del sito Overtime. Abbiamo deciso di metterci in gioco, tutti assieme, con un racconto per squadra. Ne conservo un bellissimo ricordo, anche se oggi a posteriori non so se scriverei e se scriverei allo stesso modo i primi due o i contributi del terzo…





9. Oltre al basket quali sono le tue passioni? Sappiamo che ami molto viaggiare…

-Amo viaggiare e soprattutto amo raccontarmi in viaggio. Come ti dicevo, il fatto che da Overtime sia nata poi la mia collaborazione con SiVola ha dato sembianze fisiche e concretezza a un sogno che coltivavo nel cassetto da tempo. L’ultimo anno è stato forse il più gratificante della mia vita, ho conosciuto centinaia di ragazzi e nel loro entusiasmo davanti al loro idolo di sempre, ad una cascata, ad un’esperienza unica che mi ha indirettamente reso protagonista e pezzo dei loro ricordi felici, ho trovato gioia, energie e tempo per buttarmi a capofitto in qualcosa di unico.


10. Il momento, la soddisfazione, l'episodio più bello che hai vissuto grazie ad a Overtime?

-Ne ho diversi e non riesco a farne una classifica. Ricordo il primo evento a cui ho partecipato come “media”, le Final 4 di Champions League FIBA ad Anversa. Non mi sembrava reale che volessero ci fossi io a rappresentare l’Italia raccontando una fase finale di una competizione poi vinta dalla Virtus Bologna. Ricordo la chiamata di NBA per propormi di essere loro “amassador” in Italia, ricordo i due incontri con LeBron James, ricordo di essere rimasto immobile per un’ora vedendo Michael Jordan a un metro da me, ricordo Mondiali a Manila, Europei a Berlino, Giannis Antetokounmpo che mi chiede di dove sono e che parla un minuto con me proprio mentre lo filmo. Qui però ci sono sempre io al centro e vorrei dirtene uno che invece, visto dall’esterno, mi ha emozionato più di tutti. Terzo viaggio NBA con SiVola, siamo a Boston e al TD Garden per vedere i Boston Celtics. Con me c’erano 15 ragazzi, uno dei quali (Lorenzo) tifosissimo della squadra. Ricordo che una volta sparpagliati tutti nell’arena per cercare di avvicinarsi ai vari giocatori che facevano riscaldamento, Lorenzo rimase per credo 10 minuti seduto a guardare il maxischermo, il campo, a girarsi a destra e sinistra come a non credere dove fosse e come stesse coronando il suo sogno. L’ho visto felice e commosso e dai suoi occhi toccai con mano la felicità di una persona che anche grazie a me si trovava lì, a due passi dai suoi idoli. Non mi abituerò mai a rivedere questa scena in ogni singola esperienza di viaggio, legata al basket ma non necessariamente. Riflettersi nella felicità altrui va oltre il concetto di soddisfazione, ti riempie dentro e ti resta impresso. Questa è stata la mia fortuna più grande e a costo di essere ripetitivo sarò sempre grato – a SiVola e a ogni singolo appassionato che cliccando su “segui” ha reso Overtime una realtà conosciuta e coinvolta in questo progetto - per questa opportunità. È nato tutto dall’amore per il basket e oggi è diventato qualcosa di straordinario a 360 gradi.


Grazie Luca per il tempo dedicatoci e a voi, che avete letto questa intervista, se vi è piaciuta, condividetela e non dimenticatevi di seguire Overtime - Storie a spicchi.


Alla prossima!




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