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"Fiammetta e la sua Storia". Parola alla Proff.ssa Recchia.

Aggiornamento: 4 giu

Abbiamo scambiato due parole con la Proff.ssa Valentina Recchia, Docente di Lettere presso l'Istiituto Da Vinci - Ungaretti di Fermo.


La docente ha coordinato alcune classi nel progetto "Storytelling Skills: dall'arte alla realtà aumentata".

Un racconto fantasy ideato dai ragazzi dell'Isc Da Vinci - Ungaretti e realizzato con video ed immagini dal Liceo Artistico Preziotti - Licini.



1. Professoressa siamo alle battute finali di questo bellissimo progetto, cosa vuole dirci?

🎙Questo progetto è stato lungo, un'avventura durata un anno.

È iniziata con le attività di storytelling e adesso si conclude, per me solo momentaneamente , raggiungendo un altro traguardo, con il gioco da tavolo.

È stata un'avventura bellissima.

Una delle cose che forse rimarranno di più è proprio quella sensazione di aprire la scuola e di farla entrare nel mondo reale, e quindi di far entrare il mondo dentro la scuola.

Perché tutto è iniziato in realtà con una lezione di scrittura in cui stavamo affrontando il genere fantasy.

Come spesso accade alle scuole medie, c’è chi ascolta la lezione ed è interessato, c'è chi si annoia, chi guarda fuori dalla finestra. Invece poi tutta la classe è rimasta coinvolta nella creazione di una storia che pian piano prendeva forma. Vi svelo un segreto; in origine Fiammetta non si chiamava Fiammetta, l'avevamo chiamata Alice, come Alice nel paese delle meraviglie.

Questo progetto è entrato dentro questa storia, che quindi ha assunto delle dimensioni e ha preso un percorso tutto suo che noi non avevamo preventivato inizialmente. Questo progetto si è inserito dopo che noi avevamo iniziato a immaginare le avventure di questa ragazza in giro per Fermo.

Ed è stato assolutamente affascinante per i ragazzi perché si sono interfacciati non solo con i professori, ma con tante persone diverse, come gli esperti che ci hanno aiutato nell'attività di storytelling o quelli che ci hanno guidato nella creazione del gioco da tavolo. E il bello è che questa storia piano piano prendeva forma e colore. Un esempio; l'anno scorso abbiamo collaborato con l'Istituto d'Arte e quello è stato uno dei momenti più emozionanti.

Quando la professoressa Postacchini ci ha fatto vedere le immagini create dai ragazzi dell’Istituto d’Arte, i miei alunni, che fino a quel momento avevano solo immaginato quelle storie, quando hanno visto che qualcun altro aveva dato corpo con la propria immaginazione e la propria tecnica alla loro fantasia hanno sgranato gli occhi, come quando apri un pacchetto e trovi dentro una sorpresa. È stato bellissimo. Quei momenti sono la prova concreta che quello che fai è reale.

Poi c'è stata la meravigliosa serata in piazza, quando abbiamo inaugurato il cartellone degli eventi cittadini estivi. Sono quei momenti che ti rimangono e che rimangono ai ragazzi, perché a scuola si imparano tante nozioni, ma così come le impari nel tempo le dimentichi. Però poi ci sono delle cose che rimangono, delle sensazioni, il know-how, l'apprendimento, le life skills, tutte quelle cose che poi costruiscono le persone, non solo lo studente. Quindi, una delle cose più belle secondo me di questo progetto è che sicuramente ha contribuito a formare questi ragazzi come persone.


2. Come hanno reagito i ragazzi/e?

🎙Mi immaginavo che sarebbe stato divertente per loro, invece non è stato soltanto divertente, è stato estremamente stimolante, sia per i ragazzi, che per me. Innanzitutto, perché ho capito una cosa su cui non mi ero mai soffermata, cioè che il gioco da tavolo faceva parte della vita di quelli della mia generazione. Abbiamo giocato tutti a Monopoli o a Cluedo.

Invece per i ragazzi di questa nuova generazione, il gioco da tavolo non esiste. Il gioco da tavolo è diventato qualcosa per adulti.

Magari hanno qualche piccola esperienza con la tombola e il gioco dell’oca, ma proprio è qualcosa di estraneo. Quindi hanno approcciato un mondo nuovo. E questa nuova esperienza ha stimolato, nell’arco di otto incontri, abilità sociali e competenze sociali, perché il gioco da tavolo implica un gruppo di persone che stanno insieme intorno a un tavolo, che devono rispettare delle regole e relazionarsi fra di loro.

Costruire poi un gioco da tavolo ti costringe in qualche modo a riflettere sulle dinamiche, sulle regole, a progettare, a sperimentare. Quasi come in un metodo scientifico facendo ipotesi ed esperimenti. Se l'esperimento ti dà ragione allora arrivi a una conclusione, altrimenti torni indietro, di nuovo alla progettazione.

Loro hanno prima giocato con dei giochi per vedere come funzionavano. Poi sono stati divisi squadre e ogni squadra ha inventato il proprio gioco. Quindi poi dovevano presentarlo agli altri, sviluppando anche le abilità linguistiche, per spiegare tutti i vari procedimenti del gioco. Sono tutte cose complicatissime, difficilissime, ma utilissime, perché la nostra vita è fatta di questo. Possiamo dire che la vita è un gioco da tavolo di società, in cui devi rispettare delle regole e puoi anche inventarne di nuove, ma devi relazionarti con gli altri.




3. Grazie del tempo dedicatoci Proff!! 😀

Cogliamo l'occasione per invitare tutti Venerdi 31 Maggio, proprio a Fermo, presso la Scuola Da Vinci - Ungaretti per l'evento "Una Notte al Museo" a partire dalle 18.30 fino alle 22.00, dove ci saranno delle aule adibite a Museo e ci sarà, appunto, anche la stanza di Fiammetta!!


🎙 Si, sarà sicuramente un bellissimo evento, vi aspettiamo!

Io colgo l'occasione per ringraziare l'Ass. Famiglia Nuova, l'Ass. Giovani-Territorio-Cultura, il Dirigente scolastico,  le attuali classi  2c - 2b guidate dalle Professoresse Porto e Scendoni e tutta la macchina organizzativa.

Grazie e a presto!!!



Progetto “Lab In” finanziato dalla Regione Marche - Politiche giovanili e dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri - Dipartimento per le Politiche giovanili e il Servizio civile universale




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