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  • Immagine del redattoreGiuseppe Iadonato

Conflitto Israelo-Palestinese: Toni Capuozzo risponde alle nostre domande.

Cari lettori,


in questo articolo proponiamo una breve ma intensa intervista ad uno dei massimi esperti del giornalismo Italiano, nonché scrittore, conduttore televisivo ed inviato di guerra: Toni Capuozzo.

Grazie alla sempre disponibile SB Servizi, siamo riusciti a strappare, tra un impegno e un altro, al Dott. Capuozzo, alcuni minuti, ed insieme, abbiamo parlato di un tema estremamente delicato, e allo stesso tempo tremendamente rumoroso, quale è il conflitto israelo-palestinese.






“Innanzitutto, Dott. Capuozzo grazie dell'opportunità che ci ha riservato visti i suoi numerosi ed importanti impegni che la tengono occupata in questo particolare periodo. Iniziamo subito con alcune domande”: 1. Per prima cosa vorrei chiederLe: la guerra va avanti da anni e anni, ma come mai solo negli ultimi mesi se ne sta parlando così tanto?"


"La crisi in Medio Oriente è stata sempre una costante, da decenni ormai; a tratti ci siamo abituati che fosse una situazione critica ed è stata, diciamo così, un po' dimenticata. Un po’ dimenticata ‘per colpa’ dei media, ma anche della diplomazia stessa. Naturalmente il conflitto in Ucraina ha contribuito a considerare la crisi in Medio Oriente un fatto marginale, poi tutto questo orrore che stiamo vivendo l'ha riportata inevitabilmente sotto ai riflettori e al centro dell'attenzione, non solo dei media, ma soprattutto della diplomazia, perché lì, in quei territori, si sta giocando una partita molto importante, ovvero la difficoltà di trovare nuovi equilibri nel mondo.


2. "Ci sono, secondo Lei, elementi cardine che ci permettono di schierarci da una parte o dall'altra?"


"Caro Giuseppe, diciamo che ci sono elementi che consentono di avere una posizione equilibrata nei confronti di questo conflitto. Il primo elemento è la necessità di difendere l'esistenza stessa d'Israele

- che tra l'altro è l'unica democrazia in quella parte del mondo -, l'altro elemento è il diritto dei palestinesi,

- questo non va dimenticato e trascurato -. La difficoltà a conciliare questi due diritti, entrambi importanti, è il cuore della crisi che oggi però viene vissuta e vista molto spesso in Occidente, sui media e in televisione, come una disputa tra buoni e cattivi, come un braccio di ferro, in cui necessariamente si deve tenere per una parte piuttosto che per un’altra. Ma non è affatto così!


3. "Secondo Lei, si sta ancora combattendo per l'indipendenza della Palestina o gli interessi in gioco sono altri?"


"Guarda, più che di indipendenza della Palestina, bisognerebbe parlare di creazione della Palestina. La Palestina non è mai esistita come Stato. La Cisgiordania è stata parte della Giordania, Gaza è stata governata dall'Egitto. Credo che, naturalmente, dietro alle posizioni palestinesi ci sia la rivendicazione, legittima, della fine dell' occupazione Israeliana. È piuttosto evidente, però, che in questo groviglio di problemi le grandi potenze mondiali, come l'Iran in primis, ‘pescano nel torbido’, ognuna per affermare il proprio peso e la propria influenza. Questo vale per tutti: Stati Uniti, Russia, Cina. Purtroppo, a complicare le cose, caro Giuseppe, non sono solo i conflitti locali, ahimè!


4.“Quale chiave di lettura può essere data della tragedia che in questi giorni si sta consumando a Gaza?”


"La chiave di lettura di ciò che sta succedendo, ragazzi, ètragicamente semplice: Hamas ha compiuto un'operazione orrenda, e non l’ha fatto per inclinazione sadica dei suoi miliziani. Tutto ciò era studiato ‘a tavolino’ per creare un baratro definitivo e peruccidere, per sempre, ogni possibile dialogo. Hamas non sogna due popoli e due stati: Hamas sogna un popolo e uno stato, la cacciata a mare di Israele e degli Israeliani, e degli ebrei anche perché, non dimentichiamoci, che c'è una forte componente antisemita. La risposta di Israele? È una risposta che, naturalmente, Hamas si aspettava. Una risposta che fa sì che una parte del mondo guardi Israele come una forza che non si cura di procurare vittime tra i civili e che spinge ogni palestinese, compresi quelli della Cisgiordania, a ribellarsi. Quello che sta succedendo in questi giorni possiamo definirlo come una coltellata al dialogo”.


5. “C'è chi sostiene che con l’attacco a Israele Hamas abbia voluto liquidare i conti con l’Autorità Nazionale Palestinese. Può essere una chiave di lettura giusta?”


Quello che è successo è una vera e propria OPA, diciamo così, di Hamas sulla Cisgiordania. È ovvio che, paragonata alla debolezza e al discredito in cui versa l’Autorità Nazionale Palestinese, con un leader, Abū Māzen, che ha ben 86 anni e una schiera di funzionari in buona parte corrotti che vengono accusati di connivenza con lo Stato di Israele, Hamas sembra il vendicatore, l’arciere bianco. Si stenta a credere sui social, -anche perché i media locali non ne parlano-, all’orrore e al dolore provocato al nemico, e si vede in Hamas il giustiziere. Esistono anche in Medio Oriente i sondaggi: a maggio del prossimo anno si dovrebbero tenere le elezioni dopo quindici anni che non si tenevano e, guarda caso, danno proprio in crescita Hamas”.



6. Esiste secondo il Suo punto di vista una via realmente percorribile per la risoluzione del conflitto?


"No, purtroppo non esiste una via razionale per risolvere questo conflitto. Questo è proprio il grande dilemma Medio orientale. È difficilissimo, secondo me, che si trovi una soluzione. È facile dire secondo la risoluzione Onu: "Due popoli, due stati”, ma è tutt'altro metterli in piedi e ripristinare un clima, non dico di rispetto, ma diciamo così di reciproca trattativa. Una trattativa, chiamiamola così, che tratti con il nemico, però senza sperare di cancellarlo! In entrambi i luoghi, Israele e Gaza, in questo momento stanno vincendo le voci più dure: Israele sogna che i Palestinesi abbandonino Gaza e se ne vadano in Egitto e, d'altro canto, i Palestinesi sognano che Israele scompaia come Stato. Non è una situazione facile.

7. Giorni fa, il giornalista Antonio Ferrari suI Corriere della Sera in un articolo dal titolo eloquente "Quando la verità fa troppo male" scrive: “Troppi hanno dimenticato, o fingono di non sapere, che Hamas è stato creato da Israele per annebbiare il laicismo dell’OLP di Arafat, troppo gradito all’Occidente”.

Non ritiene che allo stato attuale Netanyahu e Hamas siano speculari?


"Non è un mistero per nessuno che Netanyahu ha puntato sul rafforzamento di Hamas, a scapito dell'Autorità Nazionale Palestinese, perché gli conveniva avere degli estremisti di fronte che non credono in due popoli e in due stati. È servito per rendere ancora di più marginale l'autorità palestinese, con la quale avrebbe dovuto confrontarsi e trattare. Ad Hamas questo andava bene, esattamente come gli andava bene che Israele fosse comandata da un governo nel quale i coloni ortodossi hanno un peso molto forte. Questo governo ha rafforzato l'insediamento dei coloni nella Cisgiordania e il sigillo ferreo messo attorno a Gaza, perchè per Hamas più le cose vanno peggio, più il popolo palestinese coltiva rabbia. Diciamo che si sono scontrate due posizioni estreme che si son alimentate a vicenda.


8. “Cosa c’entra il diritto di resistenza all’occupazione israeliana con i neonati uccisi e le donne e gli anziani fatti ostaggio da Hamas? Quelle atrocità macchiano pesantemente la “causa palestinese”?


"No, io credo che non esista nessun diritto di resistenza. Il diritto di resistenza non ha nulla a che vedere con quello che è avvenuto il 7 Ottobre 2023. È come dire: nulla sarà più come prima.

Vi faccio un esempio: è esattamente come dire che l'11 Settembre, che tutti noi abbiamo vissuto come una svolta inaspettata, perfino nelle nostre vite, fosse giustificato dalle ‘prepotenze americane’ nei quattro angoli del mondo, diciamo così. Gli aerei che l'11 Settembre hanno colpito le Torri Gemelle non venivano mica da Marte! Anche in quell'occasione, c'era stato un processo molto lungo che aveva poi portato a quell'orrore. Quando si parla di resistenza palestinese, dobbiamo solo lamentare che, ahimè, i Palestinesi non abbiano mai avuto un loro Nelson Mandela e che non abbiano mai saputo cogliere, né negoziare, spiragli giusti per migliorare, o addirittura risolvere la propria situazione e condizione. Oggi i Palestinesi strapperebbero bottiglie di champagne per poter avere quello che gli era stato offerto, quasi vent'anni fa, ma che a quel tempo non avevano accettato.

Sai come si dice in quelle parti? Le dirigenze Palestinesi, non hanno MAI perso occasione di perdere un'occasione"


9. “Gaza, una immensa prigione a cielo aperto dove vivono rinchiusi 2,1 milioni di palestinesi, in maggioranza sotto i 18 anni. Può provare a spiegare ad un lettore italiano cosa significhi vivere in quelle condizioni?”


È un pò un luogo comune quello dell'immensa prigione a cielo aperto. Vi spiego: io ho seguito nel 2005-2006la vicenda di quando venne abbandonata Gaza dai 15.000 coloni Israeliani e poi lasciata ai Palestinesi, e devo dire che la dirigenza palestinese, prima l'Autorità Nazionale, poi Hamas, non hai mai fatto nulla per migliorare, in qualche modo, l'esistenza dei palestinesi a Gaza. Gaza prigione a cielo aperto? Sì, però il cemento che veniva importato non serviva per costruire case, ma era per costruire dei tunnel proprio sotto Gaza; i soldi che arrivavano dal Qatarnon servivano per costruire scuole o asili, ma servivano per acquistare razzi. Hamas ha preparato la striscia di Gaza ad essere un trampolino di guerra, non ha mai pensato di esercitare una libertà, anche minima, di governare questo territorio sovrappopolato per migliorare le condizioni di vita.

Conosco Gaza, ci son stato moltissime volte. Ha l'aspetto confuso, diciamo così, delle periferie Medio-Orientali, e da un certo punto di vista trovo peggiore la situazione dei Palestinesi in Cisgiordania che solo per muoversi devono affrontare posti di blocco, rallentamenti, controlli continui, insediamenti. Credetemi, trovo più avvilente la situazione dei Palestinesi in Cisgiordania. Gaza, sì, è una prigione, ma una buona parte delle chiavi di questa prigione le aveva Hamas!


10.“Nelle ultime ore circola su Internet la notizia che sono state bloccate tutte le comunicazioni da e per la Striscia di Gaza, impedendo le telefonate e la connessione Internet. Lei ritiene che nella società contemporanea, in cui la comunicazione è al centro di ogni dimensione, questo sia considerabile crimine di guerra?”



"No, non credo che sia un crimine di guerra bloccare le comunicazioni. Sai, io ho viaggiato spesso in luoghi di guerra, su mezzi italiani e mi ricordo, per esempio, che in Afghanistan c'era un jammer che spegneva totalmente i telefonini nell'arco di mezzo chilometro, ed era fatto per impedire che venissero azionati con i telefonini gli ordigni esplosivi improvvisati ai bordi della strada.

La guerra oggi è anche guerra di comunicazione, e quindi di propaganda, ma è guerra anche quando si cerca di ostacolare le comunicazioni del nemico: è sempre stato così, in tutte le guerre, anche nella prima guerra mondiale.






11. Lungi da noi prendere posizione sul conflitto poiché, come lei stesso ha affermato in alcune sue interviste, il compito dei giornalisti è raccontare la verità e non dare opinioni, Le chiedo: in questo conflitto ci sono i buoni? E ci sono i cattivi?


"Guarda, c'è un conflitto dove c'è cattiveria da entrambe le parti. C'è dell'odio da parte dei Palestinesi e, allo stesso tempo, c'è disprezzo da parte degli Israeliani nei confronti delle vite dei Palestinesi che vengono considerati in qualche modo meno importanti. Quindi, capisci che non si può neanche parlare di proporzionalità nella risposta dei 1400 morti causati dal ‘blitz’ di Hamas. Proporzionalità: ti faccio un esempio. Dopo l'11 Settembre abbiamo visto che gli Stati Uniti diedero una risposta proporzionale: c’è qualcuno che aveva chiesto il ‘cessate il fuoco’. Gli States hanno fatto due guerre, Afghanistan e Iraq, quanti civili sono morti? Molti, molti molti di più di quelli che morirono l'11 settembre con le Torri Gemelle. C'è una disuguaglianza nei modi in cui ci siamo rapportati con gli Stati Uniti e nel modo in cui ci rapportiamo con Israele. C'è disuguaglianza nel modo in cui ci rapportiamo se parliamo della guerra Russia-Ucraina, no? Putin è stato incriminato da parte del Tribunale Internazionale contro i crimini di guerra per il rapimento dei bambini; e allora vi chiedo: Netanyahu?Insomma, secondo me non si possono avere ‘morali’ riguardo tante situazioni.


12. "Quale augurio/speranza vuole dare in merito a questa vicenda?"


"La prima speranza è che il conflitto non si allarghi e che si risolva in maniera pacifica, ma forse questo tipo di speranza è troppo ambizioso. Spero che si possa raggiungere una forma di negoziazione. Credo che una delle ipotesi possa essere una soluzione come quella che ci fu in Libano nel lontano 1983. In quel caso, l'invasione di Israele obbligò le Autorità Nazionali Palestinesi ad imbarcarsi verso la Tunisia. Hamas in questo caso, se avesse a cuore la vita dei Palestinesi di Gaza, potrebbe liberare tutti gli ostaggi e dire: "Siamo pronti per imbarcarci verso il Qatar ". Dubito che succeda ciò, come dubito che l'Egitto apra le sue frontiere ai profughi Palestinesi. Purtroppo, la solidarietà viene proclamata nelle piazze e nei vertici diplomatici, ma poi quando si tratta di essere concreti, di aiutare dei tuoi fratelli arabi in difficoltà, ahimè, non viene fatto".


“A nome di tutta la Redazione, La ringrazio per la sua disponibilità e per il tempo dedicatomi, e Le auguro buon lavoro. Inoltre, ringrazio ancora una volta "SB SERVIZI".



A voi, cari lettori,

se vi è piaciuta questa intervista…condividetela!












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